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La magnetoterapia è una terapia fisica strumentale che utilizza apparecchiature generanti campi magnetici a bassa intensità e a frequenza variabile. Tali apparecchiature sono numerose e si differenziano tra loro, oltre che per il diverso modo di erogazione del campo, anche per la frequenza e la forma delle onde, per l’intensità del campo magnetico generato e per la presenza o meno di una preprogrammazione dei tempi di esposizione. Che i campi magnetici possano interagire con i sistemi biologici è ormai cosa certa, anche se i meccanismi reali di tali interazioni non sono ancora del tutto chiariti.
Le patologie trattabili con tali apparecchiature sono, secondo i costruttori, le più varie e tra queste si può elencare: gotta, artrosi, nevralgie, malattie cardiovascolari, asma bronchiale, diabete, lesioni traumatiche, psoriasi, sindromi ansioso-depressive, cirrosi epatica, cellulite, insonnia, dismenorree, epilessia, cefalee, strappi muscolari, otite, edemi, ematomi, ulcera gastrica, emorroidi, tonsilliti, morbo di Parkinson, astenie ecc.
Qualche beneficio sembra più probabile nel trattamento degli esiti di fratture ossee.
Comunque, studi statistici in doppio cieco sono rari.
Occorre un’analisi sistematica e rigorosa del problema, che s’inquadri in strutture di ricerca adeguate che riduca l’incidenza di condizionamenti e mistificazioni attraverso protocolli sperimentali accettabili e condotti da équipes costituite da fisici, ingegneri, matematici oltre che, ovviamente, da medici e terapisti.
Occorre infine, un’accurata analisi di efficienza che valuti se l’efficacia di tale metodo consenta di ottenere risultati almeno pari a quelli di altre terapie.